Immagine del mese • Agosto 2010
Pietrasanta sorge ai piedi di piacevoli colline, dietro le quali sorgono, imponenti e maestose le ultime propaggini delle Apuane, in prossimità delle vallate di Seravezza. In posizione dominante sulla collina a ridosso del centro cittadino, si erge la Rocca di Sala, fortezza di epoca longobarda, da cui si gode un’ampia e suggestiva vista oltre che di Pietrasanta, della piana versiliese da Viareggio a Forte dei Marmi e, nelle giornate più limpide, sono visibili anche alcune isole dell’Arcipelago Toscano. Sulla piazza principale si affaccia il Duomo di San Martino, posto sopra un'ampia gradinata di marmo, risalente al XIII secolo, affiancato dal Campanile, di epoca successiva (XVI secolo), che presenta una strana particolarità: costruito in laterizio rosso non è mai stato rivestito di marmo come il Duomo. Sulla stessa Piazza si affaccia la Chiesa di S. Agostino, con facciata risalente alla fine del XIV secolo, che ricorda le archeggiature ed i loggiati delle chiese medievali di Pisa e Lucca. Oggi l'edificio è sospeso al culto e viene utilizzato per mostre temporanee.
Grazie alle vicine cave di marmo e ai grandi artisti che hanno trovato la giusta materia per le loro opere, Pietrasanta diventa nel corso dei decenni una vera e propria città d’arte dove si respira un’atmosfera di cultura: studi del marmo, gallerie d’arte, laboratori del mosaico, fonderie del bronzo. Un vero e proprio museo a cielo aperto, anche grazie alle donazioni da parte dei maggiori artisti come Botero, Cascella, Mitoraj, Messina, Miozzo, Finotti, Folon, Tommasi, ed altri. Basta fare una passeggiata per le vie, le piazze ed i vicoli della città, per trovare opere tanto belle e numerose da far ribattezzare Pietrasanta come “La piccola Atene della Versilia".
Suggestiva l’opera dell’artista lombardo Velasco Vitali, installata nella Piazza del Duomo raffigurante una sorta di barca, rappresentata da uno scafo metallico lucido, su cui si riflette il paesaggio d’intorno, trasportata da due uomini in bronzo di cui non si vede il viso, a voler individuare nell’anonimato l’isolamento, l’immigrazione, la precarietà, tematiche care all’artista.
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